Provo a riassumere quello che è stato il mio rapporto col territorio dell’Arcidiocesi a me affidata 22 anni fa e soprattutto con la gente che in esso vive e opera. Lo faccio ricorrendo a tre espressioni che richiamano quanto ho cercato di fare per quelli che mi sono stati affidati: annunciare Cristo Risorto, luce della vita per chiunque voglia seguirlo, senso e speranza della storia intera; vivere e far conoscere la Chiesa come Madre, perché sia sempre più comunione dei discepoli che nel Signore Gesù sono “un cuor solo e un’anima sola”; servire il prossimo, senza distinzioni o differenze, con totale distacco dai beni e libertà interiore, per dare noi stessi a Dio e agli altri e indicare la via di questo dono come la più vera e realizzante per tutti.
All’origine, al centro e come meta di tutto il mio ministero c’è stato il Cristo risorto, cui ho consegnato totalmente la mia vita sin dalla scoperta della mia vocazione al sacerdozio quando avevo poco meno di diciotto anni. Credere nel Risorto vuol dire accogliere la vita nuova che Lui ci dona nella forza dello Spirito Santo e impegnarci a che tutti possano farne esperienza, annunciando la buona novella del Regno e coniugando questo annuncio a opere e gesti che servano la giustizia per tutti nel rispetto della dignità di ciascuno. Su questo saremo misurati: «Alla sera della vita - afferma San Giovanni della Croce - saremo giudicati sull’amore»! Ed è proprio su questo amore che misuro la distanza che mi separa dalla santità, cui come tutti sono chiamato, e avverto il conseguente, profondo bisogno di conversione e di rinnovamento. Mi conforta la certezza della misericordia del Signore, cui mi affido, e la fiducia nell’aiuto dei tanti, cui ho chiesto incessantemente di pregare per me.Vitale e costante è stato per me il rapporto con la Chiesa: è la Chiesa che mi ha generato alla fede e mi ha fatto incontrare il Cristo vivente; è nella Chiesa che mi è offerto ogni giorno il tesoro della mia vita, l’amore di Cristo e l’amore al prossimo, cui Egli ha voluto inviarmi. Amo la Chiesa come un figlio ama la madre, trovandola bella e degna d’amore, anche quando qualche ruga copre il suo volto. Se penso al dono che la Chiesa mi ha fatto generandomi alla vita divina col battesimo o all’aiuto che mi ha dato facendomi crescere nella fede alla scuola della Parola di Dio, se rifletto su come mi ha nutrito e mi nutre col Pane della vita, che è il Corpo stesso di Gesù, o mi ricordo di tutte le volte che attraverso di lei Dio mi ha perdonato nel sacramento della riconciliazione, se medito sulla grazia della mia vocazione al sacerdozio e poi all’episcopato, da lei riconosciuta e accompagnata, sento la gratitudine riempirmi il cuore e avverto l’impulso ad amarla e a renderla sempre più credibile e vicina a tutti!
Mi sono sforzato, perciò, di servire la Chiesa, di farla il più possibile conoscere e amare dal nostro popolo, che ho trovato sempre largamente disposto all’ascolto e che tante volte mi ha testimoniato la sua fede in maniera perfino commovente. In tale luce si collocano le lettere pastorali e i messaggi, che ho indirizzato alla comunità ecclesiale in questi anni e che ho raccolto anche in volume come proposta di riflessione su cui poter tornare: ritengo che il mio sia stato un magistero “mistagogico”, che partiva cioè dall’esperienza vissuta della Grazia ricevuta nella Parola di Dio e nei sacramenti, ispirato alla prassi episcopale della Chiesa antica. Ricordo in tal senso le lettere pastorali sulla Parola di Dio e sui sacramenti, i messaggi quaresimali sulle grandi figure bibliche della fede, come le lettere sull’educazione e sulle virtù teologali e cardinali: tutte hanno avuto ampia diffusione sia nell’Arcidiocesi che fuori, con varie edizioni e traduzioni in diverse lingue. Ricordo pure gli Esercizi Spirituali per tutti, che ho tenuto in quaresima annualmente, con ampia partecipazione e diffusione attraverso alcune televisioni locali e con la pubblicazione del testo presso le Edizioni San Paolo.Il vero e proprio “progetto pastorale” diocesano si è configurato grazie al Sinodo celebrato fra il 2004 e il 2008. Esso ha puntato su cinque priorità: giovani, famiglia, evangelizzazione, dialogo e carità. Priorità assoluta è stata per me quella di proporre lo sguardo di fede su tutte le scelte dell’agire ecclesiale, di cui è alimento necessario un’intensa vita di preghiera personale e liturgica, che è stata particolarmente suggerita e curata dalla Scuola Diocesana della Preghiera e dall’Ufficio Liturgico. Ne sono condizioni ulteriori l’indipendenza dalla politica di parte, la vicinanza ai più deboli, da sostenere con una sempre più decisa azione della Caritas, già molto attiva, e l’apertura missionaria. Ricordo che l’Arcidiocesi occupa uno dei primissimi posti nell’elenco delle Chiese in Italia nell’ambito dei contributi dati alle missioni. Una grande sfida da portare avanti è quella dell’incessante richiesta al Padrone della messe perché mandi operai nella Sua messe: benché l’Arcidiocesi vanti un clero autoctono e un discreto numero di vocazioni, la nostra gente richiede moltissimo la presenza vicina e assidua dei sacerdoti per la crescita nella vita cristiana.
In questo campo, come nello slancio per una nuova evangelizzazione, non sono state risparmiate energie, nella convinzione che il rischio della fede va vissuto in pieno, impegnandoci specialmente nella pastorale giovanile e familiare, nell’annuncio e nella catechesi per la vita cristiana, nel dialogo con la cultura, nell’impegno accanto alla gente, specialmente ai poveri e al loro bisogno di giustizia e di solidarietà, nell’azione della Caritas e nel dialogo con la cultura e la società civile. In questo spirito ho percorso annualmente circa centomila chilometri per visitare e stimolare le comunità parrocchiali e le varie istituzioni civili, caritative e impegnate nel servizio ai più deboli.
L’intercessione della Madre di Dio, molto venerata e amata dalla nostra gente, dei tanti Santi e Beati della nostra storia (di cui è prezioso strumento di conoscenza il capitolo primo del volume dei Lineamenta della fase zonale del Sinodo), e la misericordia del Signore continuano a riempire il cuore di fiducia e di speranza.
Di fronte all’arcipelago di solitudini, che spesso è la societàin cui viviamo, dove l’altro non di rado è visto come straniero morale e tanti fanno fatica a vivere il dono dell’amore generoso e fedele, la comunione della Chiesa rappresenta la buona novella contro ogni solitudine amara. È in questo, peraltro, che consiste la missione affidata al popolo di Dio nel tempo: essere luce delle genti per la forza della fede e della carità, attraendo gli uomini a Cristo con vincoli di amore, offrendo a tutti di sperimentare la bellezza dell’incontro col Signore risorto e in Lui della comunione ecclesiale. Ho desiderato una Chiesa sempre più accogliente e missionaria, povera e serva dei poveri, in uno spirito di generoso servizio e di distacco dai beni e dal potere di questo mondo, impegnata in un continuo dono di sé. Convinto, poi, che l’amicizia con Gesù esiga l’amicizia con gli altri, la condivisione dei propri beni e l’impegno per il bene comune, ho promosso come meglio ho potuto la solidarietà per affrontare le prove, la generosità per metterci a disposizione gli uni degli altri, e la speranza della fede, che sola può illuminare e sostenere una vita spesa con amore e per amore.
Per promuovere questo stile di vita ecclesiale ho vissuto due Visite Pastorali a tappeto in tutte le parrocchie dell’Arcidiocesi: la prima dal 2009 al 2012, preparata per tre anni a livello parrocchiale, zonale e diocesano, culminata nella celebrazione del Sinodo diocesano, seguito dalla pubblicazione del Libro del Sinodo - Una Chiesa pellegrina sulla via della Bellezza e da quella di un Direttorio Pastorale Diocesano, e la seconda dal 2019 al 2021, per riprendere e rilanciare i frutti della prima. Rendo grazie a Dio per l’accoglienza ricevuta da parte di tutti, anche delle istituzioni civili. Per raggiungere, poi, in modo particolare il mondo della cultura e dell’Università, a cominciare dai tanti giovani che la frequentano e con rispettosa attenzione ai docenti e ai ricercatori, ho promosso oltre cinquanta Quaestiones Quodlibetales in collaborazione con i Magnifici Rettori che si sono succeduti, con larga partecipazione di pubblico e relatori di volta in volta accuratamente scelti.
Ho curato, naturalmente, in primo luogo il presbiterio diocesano: grazie a Dio e a ciascuno dei nostri sacerdoti e diaconi, diocesani e religiosi, con tutti ho avuto rapporti improntati alla fraternità, al rispetto e all’ascolto reciproco, al dialogo, fondati sulla comune relazione al Signore della nostra vita e della storia. Il numero dei presbiteri diocesani è di circa 130. I religiosi parroci sono una quindicina. Molti sacerdoti sono anziani, anche se negli ultimi due decenni le ordinazioni sono state in numero costante di due per anno, consentendo di coprire i bisogni della diocesi. È inoltre in atto da oltre quarant’anni un gemellaggio con la Diocesi di Tuticorin (India, Tamil Nadu), che consente di avere alcuni seminaristi da essa provenienti, che una volta diventati sacerdoti restano per tre trienni al servizio della nostra Chiesa di Chieti-Vasto. Attualmente il numero di questi presbiteri ospiti è di una decina.
Il livello culturale dei sacerdoti è medio alto: parecchi hanno titoli accademici e vivono una vita spirituale fedele, nutrita anche dagli incontri mensili del clero e dagli esercizi spirituali annuali. Ringrazio in particolare i presbiteri, che sono stati miei Segretari, i vari direttori e responsabili degli Uffici di Curia, i Vicari Generali e Zonali, le Suore Ancelle di Cristo Re, che hanno fatto dell’episcopio una casa accogliente per me, per i sacerdoti e i seminaristi e per i tanti ospiti accolti. Preziosa è stata la fedeltà con cui i monaci benedettini del Monastero di Miracoli, le monache Clarisse a Chieti, i religiosi e le religiose presenti in diocesi ed anche tanti laici hanno accompagnato il mio ministero episcopale con la preghiera e la comunione filiale.
L’impegno pastorale dei sacerdoti e dei diaconi è stato generoso e fedele: ha aiutato in questo anche la coincidenza fra parrocchie e piccoli comuni, che pone il presbitero al centro dell’attenzione di tutti e lo stimola a sentirsi corresponsabile della vita dell’intera comunità.
Il numero delle vocazioni al sacerdozio è rimasto piuttosto stabile: gli ingressi in Seminario di giovani provenienti dall’Arcidiocesi sono stati di circa un paio all’anno. Molta cura è stata data alla pastorale vocazionale e alla collaborazione di essa con la pastorale giovanile e universitaria. Ridotto è il numero dei presbiteri che fanno parte di movimenti di spiritualità o di associazioni e movimenti di caratterenazionale. Viene favorita al massimo la collaborazione fra presbiteri e sono offerte occasioni di fraternità presbiterale, come le mense quotidiane per sacerdoti sia a Vasto, che a Chieti, ben frequentate, e l’attività diocesana e zonale a favore della comunione fra i sacerdoti.
La responsabilità collegiale è stata costantemente promossa attraverso incontri frequenti del Consiglio Episcopale, da me presieduto e formato dai Vicari Episcopali, dal Direttore dell’Ufficio Liturgico e mio Segretario e dal Cancelliere Arcivescovile. Parimenti attivi sono gli altri organismi collegiali: il Collegio dei Consultori; il Consiglio Presbiterale Diocesano; il Consiglio Pastorale Diocesano. Ho visitato regolarmente i presbiteri zonali e incontrato mensilmente tutto il Clero nel ritiro del secondo martedì del mese, molto curato e incessantemente raccomandato. Annualmente è stata offerta la possibilità di un corso di esercizi spirituali al presbiterio diocesano, aperto anche ai Religiosi, al quale ho sempre partecipato. La ricchezza dei rapporti interpersonali col Clero, lo stimolo alla fedeltà alla preghiera e la formazione di uno sguardo di fede, sono state scelte pastorali prioritarie nel progetto pastorale da me perseguito.
Momenti forti della vita di fede sono stati i diversi pellegrinaggi diocesani a Lourdes e in Terra Santa, come anche l’annuale pellegrinaggio dei fidanzati a Loreto per affidare a Maria il loro patto nuziale. Molto impegno è stato riservato alla pastorale familiare e a quella della preparazione al matrimonio, che ha consentito di raggiungere non pochi giovani spesso bisognosi di aiuto e stimolo nel ravvivare il rapporto con Dio e con la Chiesa. Parimenti, motivo di gioia e rendimento di grazie è il pellegrinaggio annuale a piedi di varie migliaia di persone vissuto a fine maggio da Pollutri al Santuario della Madonna dei Miracoli a Casalbordino. La “Traditio Symboli”, celebrata nella preparazione al tempo pasquale, ha coinvolto ogni anno le diverse centinaia di cresimandi per far loro riscoprire non solo la grazia del credere, ma anche la bellezza del condividere la fede. In totale, ho personalmente amministrato la confermazione in questi ventidue anni a oltre sessantacinquemila persone.Nell’Arcidiocesi è costituito il Tribunale Ecclesiastico Diocesano, di cui è Presidente il Vicario Giudiziale Don Antonello Graziosi, con sede in Chieti, ed ha sede anche il Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Abruzzese-Molisano, di cui sono stato Moderatore in quanto Arcivescovo di Chieti-Vasto. Il Tribunale ha messo in atto fedelmente la riforma voluta dal Santo Padre Francesco col Motu Proprio Mitis Ludex Dominus Iesus del 2015. La durata media delle cause è stata di circa sei-otto mesi e il 70% di esse sono gratuite. La prossimità è stata attuata attraverso i processi brevi, celebrati in diocesi, con il costante riferimento al Tribunale Interdiocesano. Si è prestata attenzione al regolare aggiornamento dei registri parrocchiali, oltre che diocesani, al fine di serbare la doverosa memoria di patti nuziali e dei diversi atti di rilevanza giuridica.
La Caritas diocesana si è fatta carico di varie opere: a Vasto l’Emporio della Solidarietà, presso la Parrocchia di San Paolo Apostolo; in alcuni Centri presenti sul territorio la distribuzione di viveri e di aiuti vari ai bisognosi, mantenendo in rete il collegamento fra i Centri stessi. In queste diverse opere ha collaborato un considerevole numero di volontari, che vengono formati con appositi corsi e momenti organizzati dalla Caritas diocesana. Si è inteso sottolineare il carattere pedagogico dell’azione della Caritas stessa, puntando a sensibilizzare le comunità all’attenzione ai bisogni dei più deboli e alle necessità dei più poveri.
La situazione economica dell’Arcidiocesi è sostanzialmente sana: grazie ai contributi CEI si è fatto fronte in questi anni alla realizzazione di ben sei complessi parrocchiali, resisi necessari a motivo delle trasformazioni sociologiche che hanno portato molti a lasciare i piccoli centri montani dell’interno per trasferirsi in aree meglio servite vicino alla costa e alle grandi vie di comunicazione. La popolazione ha sempre contribuito con generosità alle urgenze ad essa segnalate. I beni stabili della diocesi non sono molti, né redditizi: anche in questo campo si è andata operando un’opportuna razionalizzazione, dismettendo ciò era solo di peso e valorizzando quanto è stato possibile valorizzare, avvalendosi anche dei suggerimenti degli organismi della CEI
preposti a tale ambito di azione.
Lo sguardo al futuro è pervaso dalla speranza teologale ed insieme si fonda con fiducia sul lavoro svolto in questi anni e dalle tante collaborazioni promosse e attivate. Se è ormai riconosciuto ampiamente che l’esilio di Dio preteso da alcune ideologie è del tutto superato, resta non di meno necessario l’impegno costante, convinto e appassionato dei credenti, perché il Vangelo continui ad essere annunciato e susciti la sequela di Gesù Signore in tanti cuori. È la grande promessa e la grande sfida che assumo per me per il tempo che Dio vorrà concedermi e mi permetto indicare a Voi, a cominciare dal mio
Successore, come grazia assicurata dalla fedeltà del nostro Dio e risposta da dare con fede e sempre nuova generosità.
Chiudo questo breve bilancio affidando me e quanti mi sono stati affidati al Redentore dell’uomo, rivolgendomi a Lui con queste parole: Signore Gesù, il pensiero di questi ventidue anni vissuti nel ministero episcopale in questa Chiesa che tanto amo, mi riempie di gratitudine e mi spinge alla lode della Tua infinita bontà. Non mi spaventano i miei peccati né le mie fragilità, perché confido in Te e a Te mi affido, sapendo che non sarò deluso. Benedici il servizio che ho potuto svolgere nella Tua vigna e invia ad essa tanti operai, innamorati e fedeli, perché la luce del Tuo volto raggiunga chi Ti cerca, perdoni ogni colpa e colmi di gioia e di speranza chiunque accoglierà con fede il dono della Tua misericordia. E la Vergine santa, Madre Tua e nostra, custodisca e accompagni me e tutti noi perché possiamo corrispondere sempre più e sempre meglio ai desideri del Tuo Cuore divino. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen!




