Brucellosi bovina, la provincia di Chieti 'territorio indenne'
Mucche bovini
Dopo 15 anni di monitoraggio e l'estinzione di 32 focolai storici tra Alto Sangro e Alto Vastese, la Commissione europea certifica l'eradicazione
04/04/26

La provincia di Chieti è ufficialmente libera dalla brucellosi bovina. Con l’emanazione del Regolamento di esecuzione (Ue) 2026/293, la Commissione europea ha certificato per il territorio lo status di “indenne”, mettendo fine a quindici anni segnati da restrizioni alle movimentazioni nazionali e internazionali, danni alle produzioni lattiero-casearie, monitoraggi continui e interventi sui focolai, abbattimenti coatti che avevano pesantemente penalizzato il comparto zootecnico. La qualifica revoca le misure sanitarie restrittive per oltre 500 aziende e garantisce l’eliminazione dei rischi di trasmissione della malattia all’uomo.

Il traguardo chiude una lunga fase di risanamento prima e di eradicazione poi, condotta dalla Sanità animale del Dipartimento di prevenzione della Asl Lanciano Vasto Chieti. L’operazione ha richiesto oltre 90.000 ore di lavoro sul campo per uniformare due realtà epidemiologiche storicamente diverse. Se l’area teatina era già libera dalla malattia al momento della fusione delle due ex aziende sanitarie, il territorio della ex Asl Lanciano-Vasto presentava una situazione compromessa, concentrata nei pascoli montani.

La battaglia sanitaria si è concentrata sulla gestione e sull’estinzione di 32 focolai storici che hanno interessato dodici comuni, prevalentemente nell’Alto Sangro e nell’Alto Vastese. L’azione di bonifica ha riguardato, nello specifico, i territori di Borrello, Carunchio, Casoli, Castiglione Messer Marino, Lanciano, Lentella, Montazzoli, Monteferrante, Paglieta, Roccaspinalveti, Roio del Sangro e Rosello. I numeri più alti si sono registrati a Castiglione Messer Marino (sette focolai), seguito da Monteferrante e Rosello (cinque ciascuno).

«Si tratta di un importantissimo traguardo ottenuto grazie all’impegno di tutti i nostri colleghi, veterinari dirigenti e, soprattutto, veterinari di medicina specialistica, che hanno svolto un lavoro lungo, difficile ed estenuante», spiegano i veterinari della Asl. «Il territorio indenne soddisfa ora i requisiti comunitari: ciò significa scambi commerciali senza restrizioni, un valore di mercato più alto per latte, carne e derivati, e soprattutto un aumento del valore dei capi, in particolare per la genetica».

Negli ultimi cinque anni il monitoraggio sierologico ha interessato la totalità delle aziende bovine sul territorio provinciale, producendo esito favorevole con nessun caso positivo. Solo tra il 2021 e il 2025 sono stati eseguiti annualmente oltre 4.200 prelievi ematici sui bovini di età uguale o superiore ai 12 mesi, tutti con esito negativo.

L’acquisizione della qualifica porta benefici tangibili immediati. Innanzitutto si riducono automaticamente i costi, evitando le spese legate a test, quarantene e abbattimenti. Sul fronte commerciale, si facilitano la movimentazione e il commercio verso i mercati nazionali ed europei grazie alla conformità alle norme comunitarie, semplificando notevolmente gli adempimenti. Non meno importante è l’aspetto legato al benessere animale: l’eliminazione della malattia riduce lo stress negli allevamenti ed evita il ricorso a misure drastiche come l’abbattimento totale (stamping out).

Nonostante il risultato (“zero casi” nell’ultimo lustro), i veterinari avvertono che non bisogna abbassare la guardia e che lo status va difeso: il territorio resta potenzialmente esposto a causa del flusso di animali al pascolo provenienti da altre regioni e alla presenza di fauna selvatica. I controlli e la sorveglianza epidemiologica proseguiranno in modo serrato, mirati principalmente sulle movimentazioni commerciali e sulla vigilanza dei pascoli promiscui.