Di Ninni
Magnacca: “Il NO al referendum é stato il frutto di un insieme di circostanze”
Tiziana magnacca
Il commento dell’assessore regionale dopo i risultati di ieri
24/03/26

E’ stata una battaglia che forse più di altre valeva la pena di combattere! Campagna referendaria di civiltà e di democrazia quando a partecipare sono i cittadini come hanno dimostrato le percentuali di voto.
E’ stata un’occasione per ascoltare i cittadini e incontrarli nei loro territori.
Il responso del referendum ci consegna due valutazioni: la partecipazione alta ci rincuora rispetto alle passate elezioni (che pure avrebbero dovuto coinvolgere maggiormente gli italiani) dove l’astensionismo ha toccato punte storiche.
Il No alle modifiche costituzionali – che va rispettato – è stato il frutto di un insieme di circostanze che poco hanno a che fare con il merito della riforma, talora neppure letta, come appare evidente dalle esternazioni pubbliche a cui abbiamo assistito.
Se è vero che la partecipazione consente di constatare un buono stato della democrazia partecipativa, dall’altro canto non possiamo tacere che la stessa non è conseguita ad una piena consapevolezza di ciò che si chiedeva di votare, ma frutto di posizioni ideologiche contaminate da una campagna di odio e di offese. Attacchi spesso personali quanto fuori luogo, con posizioni troppo radicate per poter definire adulto e maturo il confronto politico. 
Va tuttavia dato atto al Governo Meloni di aver fatto il proprio dovere: aver portato a compimento parlamentare un iter di riforma costituzionale su cui il Premier si era impegnato con gli elettori.
Non è questo che chiediamo sempre ai nostri rappresentanti politici?
Il fatto che molti di coloro che hanno votato quel programma poi non abbiano votato per confermare la riforma ci induce a pensare a quante variabili siano intervenute nel dirigere il voto altrove, variabili esterne ed esogene alla riforma.
Non è stata una vittoria politica, dunque!
Ma per nessuno. Non per il centro destra.
Sicuramente non è una vittoria delle opposizioni, divise al loro interno e dimostratesi, a partire dalla ferocia verbale alla infondatezza delle tesi portate avanti, non all’altezza di fornire una valida alternativa al governo di centro destra, sebbene abbiano subito archiviato la Costituzione e chiesto le dimissioni della Premier.
E’ stata forse la vittoria politica di ANM? Forse sì, sancendo la definitiva presenza nel nostro ordinamento di una capacità di condizionamento di quest’ultima che poco ha a che fare con la separazione dei poteri (questa di prevista dalla Costituzione) e con un ordinamento democratico compiuto.
Ma tant’è’. 
Forse con tale forza riuscirà magari a riformarsi dal suo interno ed evitare che si debba scomodare la Costituzione.
Il percorso referendario è stato, in ogni caso, una battaglia di civiltà, di libertà e di riconoscimento della meritocrazia come principio costituzionale, che non poteva non essere portato avanti da tutti gli uomini e le donne che credono in questi valori costituzionali e che ad essi ispirano la propria vita.
Grazie dunque a tutti i magistrati, agli avvocati, ai giuristi accademici, e a tutti coloro che hanno mostrato il coraggio delle idee e la forza di difenderle.
Restano oltre 12 milioni di italiani che chiedono di modificare lo status quo. E’ seme che una volta piantato potrà dare frutti preziosi alla democrazia ma in una stagione più mite e con un terreno più fertile.
Alla fine è stata persa solo una battaglia, ma non la guerra.

Tiziana Magnacca

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